ULTIMI VOLUMI PUBBLICATI

«Studi Romagnoli», LXIX (2018)
«Studi Romagnoli», LXIX (2018)

Mazzoni IACOPO MAZZONI, Della difesa della Comedia di Dante,
Libro terzo, a cura di LUIGIA BUSINAROLO, SARA PETRI e CLAUDIO MORESCHINI (2019)
«Saggi e repertori», 46

Quaderno 37
L’archivio della Società di Studi Romagnoli (1949-2018…). Inventario, a cura di ENRICO ANGIOLINI (2019)
«Quaderni», 37

LA SOCIETÀ DI STUDI ROMAGNOLI

Al lavoro dal 1949

Il 14 settembre 1949 un gruppo di studiosi di varia fama ed età fondò a Cesena la Società di Studi Romagnoli, con sede nella Biblioteca Malatestiana. La Società, statuto alla mano, è «rigorosamente apolitica» e ha come scopo principale quello di «promuovere con spirito scientifico gli studi di argomento romagnolo», mediante convegni annuali e la pubblicazione di volumi di «Studi Romagnoli». L’anno di nascita è molto significativo e cruciale: le ferite belliche sono ancora fresche, le menti migliori comprendono che la ricostruzione passa anche dalla cultura. Fra i promotori troviamo, entro una solida ed estesa cornice accademica rappresentata dalle eccellenze del mondo universitario, eminenti personalità della ricerca: Augusto Campana, Delio Cantimori, Lucio Gambi, Giancarlo Susini, Cino Pedrelli, Biagio Dradi Maraldi, Corradino Fabbri, Antonio Veggiani, Giorgio Cencetti, Luigi Dal Pane, Piero Zama, Renato Zangheri, Pio Macrelli, Icilio Missiroli, Giuseppe Pecci, Augusto Torre, Alfredo Vantadori; mons. Vincenzo Gili; dom Leandro Novelli, don Giandomenico Gordini, don Giovanni Lucchesi, don Mario Mazzotti, don Giuseppe Rossini.  

I fondatori attingevano a una “fede romagnola” che sgorgava da una “fede culturale”, da passione generosa e gratuita, da una concezione di passato che coniuga erudizione, specializzazione, finezza d’indagine, piacere della ricerca, senso etico della conoscenza, imperativo morale della conservazione, vivo interesse al presente e disinteressato investimento sui giovani e sul futuro. Essi hanno allevato una schiera di nuove leve che negli archivi e nelle biblioteche si sono addestrati e alimentati, con enormi e originali benefici per gli studi, le scoperte e le nuove acquisizioni. Né va dimenticato che la Romagna come area vasta – oggi un’esigenza più che una moda terminologica – è un concetto che, molto significativamente, può dirsi nato in ambito storico-culturale; e anche l’Università romagnola ha in qualche modo goduto di motivazioni identitarie con radici storico-culturali a lungo coltivate e alimentate dalla Società di Studi Romagnoli.

Perché la Romagna e quale

I “padri fondatori” prendono le mosse da una nobile idea di Romagna, aperta negli approcci disciplinari e nei contenuti volutamente eterogenei, con un’intelligente scommessa sul futuro; la prospettiva della storia locale risulta sempre innestata nel contesto più ampio e mai scissa da quella regionale e nazionale. Il risultato, come tutti sanno e possono verificare, è che non c’è aspetto della realtà romagnola che non sia stato affrontato: dal tempo remoto ai nostri giorni, dalla naturalistica alla vita associata, dall’economia alla politica, dalla cultura all’arte.

Città, paesi e borghi della Romagna (l’art. 1 dello statuto ne definisce con puntiglio i confini geografico-naturalistici, precisando fiumi, valli e dorsali, senza escludere le variazioni storiche) devono alla Società la conoscenza dell’identità e la valorizzazione della singola storia e dei relativi beni culturali. Non esiste bibliografia che non citi «Studi Romagnoli»: le tesi di laurea “romagnole” ne sono un esempio significativo. Non avremmo le varie “storie” senza l’apporto di «Studi Romagnoli»: quella di Cesena, che fu apripista e non solo nel metodo; quelle di Forlì, Forlimpopoli, Ravenna, Lugo, Bagnacavallo, Bagno di Romagna, Sarsina, Mercato Saraceno, Cervia, Cesenatico, Savignano, Gambettola, ecc., fino a località minori come Balze, Montecastello, Ranchio, Linaro, San Romano… e l’elenco sarebbe sterminato. Anche periodici e riviste come «Studi montefeltrani» (1970), «Romagna arte e storia» (1980), «Forlimpopoli. Documenti e studi» (1990), «Ravenna studi e ricerche» (1994), fino al più giovane «Vite dei Cesenati» (2007), sono a vario titolo debitori, nell’ispirazione, nel metodo di ricerca e nel carattere multidisciplinare, a «Studi Romagnoli», cui hanno variamente collaborato tutti i loro artefici. Né si può tacere che i musei archeologici devono alla Società, a «Studi Romagnoli» e in modo speciale al prof. Giancarlo Susini ideazione, progettazione, guida scientifica e collaborazione: si pensi alle realtà di Sarsina, Cesena, Forlì, Forlimpopoli, San Giovanni in Compito, San Giovanni in Galilea, Galeata (Mevaniola), Rimini, Verucchio.  

Gli annuali convegni sono sempre stati appuntamenti molto attesi dalle singole Amministrazioni comunali – che di volta in volta si fanno carico degli oneri organizzativi – per la focalizzazione di attenzione e studi su territori ignoti e ignorati (molte giornate di studio sono nel tempo divenute storiche e le conseguenti pubblicazioni obbligati riferimenti bibliografici), tanto da costituire ragione di vero evento non meno che di festa. Ogni dieci anni il convegno si svolge a Cesena: una forma di gratitudine alla città di fondazione della Società, che da sempre e non a caso ha sede nella Biblioteca Malatestiana.

Il catalogo

            Il catalogo delle pubblicazioni della Società vanta:

  • 69 volumi di «Studi Romagnoli» con gli Atti annuali
  • 45 «Saggi e Repertori»
  • 36 «Quaderni degli “Studi Romagnoli”»
  • 5 «Guide»
  • 16 estratti da «Studi Romagnoli»
  • altri volumi in coedizione con istituzioni diverse.

I Presidenti

Augusto Campana Sapienza Università di Roma (1949-1954)
Piero Zama Biblioteca di Faenza (1954-1958)
Giorgio Cencetti Sapienza Università di Roma (1959-1963)
Giancarlo Susini Università di Bologna (1963-1978)
Luigi Lotti Università di Firenze (1979-2016)
Gabriella Poma Università di Bologna (2016-2018)
Alessia Morigi Università di Parma (2018- )

LXX CONVEGNO DI STUDI ROMAGNOLI

Clicca qui per vedere il programma del convegno e qui per l’elenco relatori

La Romagna contemporanea

Il 14 settembre 1949 un gruppo di studiosi di varia fama ed eta’ fondava a Cesena la Societa’ di Studi Romagnoli, con sede nella Biblioteca Malatestiana. La Societa’, «rigorosamente apolitica» come puntualizza lo Statuto, aveva quale scopo principale quello di «promuovere con spirito scientifico gli studi di argomento romagnolo», mediante convegni annuali e la pubblicazione di volumi di «Studi Romagnoli». Fra i promotori c’erano eminenti personalita’ e neofiti della ricerca, laici e religiosi, artisti e liberi professionisti: Augusto Campana, Delio Cantimori, Giorgio Cencetti, Luigi Dal Pane, Biagio Dradi Maraldi, Corradino Fabbri, Lucio Gambi, Pio Macrelli, Icilio Missiroli, Giuseppe Pecci, Cino Pedrelli, Giancarlo Susini, Augusto Torre, Alfredo Vantadori, Antonio Veggiani, Piero Zama, Renato Zangheri; mons. Vincenzo Gili, vescovo di Cesena; don Giandomenico Gordini, don Giovanni Lucchesi, don Mario Mazzotti, dom Leandro Novelli, don Giuseppe Rossini.

I fondatori attingevano a una “fede romagnola” che sgorgava da una “fede culturale”, da passione generosa e gratuita, da una concezione di passato che coniugava erudizione, specializzazione, finezza d’indagine, piacere della ricerca, senso etico della conoscenza, imperativo morale della conservazione, vivo interesse al presente e disinteressato investimento sui giovani e sul futuro. Essi hanno allevato una schiera di nuove leve che negli archivi e nelle biblioteche si sono addestrate e alimentate, con enormi e originali benefici per gli studi, le scoperte e le nuove acquisizioni. Né va dimenticato che la Romagna come area vasta – oggi un’esigenza piu’ che una moda terminologica – e’ un concetto che, molto significativamente, puo’ dirsi nato in ambito storico-culturale; e anche l’Universita’ romagnola ha in qualche modo goduto di motivazioni identitarie con radici storico-culturali a lungo coltivate e alimentate dalla Societa’ di Studi Romagnoli.

I “padri fondatori” prendevano le mosse da una nobile idea di Romagna, aperta negli approcci disciplinari e nei contenuti volutamente eterogenei, con un’intelligente scommessa sul futuro; la prospettiva della storia locale risulta sempre innestata nel contesto piu’ ampio e mai scissa da quella regionale e nazionale. Il risultato, come tutti sanno e possono verificare, e’ che non c’e’ aspetto della realta’ romagnola che non sia stato affrontato: dal tempo remoto ai nostri giorni, dalla naturalistica alla vita associata, dall’economia alla politica, dalla cultura all’arte

Citta’, paesi e borghi della Romagna devono alla Societa’ la conoscenza dell’identita’ e la valorizzazione della singola storia e dei relativi beni culturali. Non esiste bibliografia che non citi «Studi Romagnoli»: le tesi di laurea “romagnole” ne sono un esempio significativo. Non avremmo le varie “storie” senza l’apporto di «Studi Romagnoli»: quella di Cesena, che fu apripista e non solo nel metodo; quelle di Forli’, Forlimpopoli, Ravenna, Lugo, Bagnacavallo, Bagno di Romagna, Sarsina, Mercato Saraceno, Cervia, Cesenatico, Savignano, Gambettola, ecc., fino a localita’ minori come Balze, Montecastello, Ranchio, Linaro, San Romano… e l’elenco sarebbe sterminato. Anche periodici e riviste come «Studi montefeltrani» (1970), «Romagna arte e storia» (1980), «Forlimpopoli. Documenti e studi» (1990), «Ravenna studi e ricerche» (1994), fino al piu’ giovane «Vite dei Cesenati» (2007), sono a vario titolo debitori, nell’ispirazione, nel metodo di ricerca e nel carattere multidisciplinare, a «Studi Romagnoli», cui hanno variamente collaborato tutti i loro artefici. Né si puo’ tacere che i musei archeologici devono alla Societa’, a «Studi Romagnoli» e in modo speciale al prof. Giancarlo Susini ideazione, progettazione, guida scientifica e collaborazione: si pensi alle realta’ di Sarsina, Cesena, Forli’, Forlimpopoli, San Giovanni in Compito, San Giovanni in Galilea, Galeata (Mevaniola), Rimini, Verucchio. Gli annuali convegni sono sempre stati appuntamenti molto attesi dalle singole Amministrazioni comunali – che di volta in volta si fanno carico degli oneri organizzativi – per la focalizzazione di attenzione e studi su territori ignoti e ignorati, tanto da costituire ragione di vero evento non meno che di festa. Ogni dieci anni il convegno si svolge a Cesena: una forma di gratitudine alla citta’ di fondazione della Societa’, che da sempre e non a caso ha sede nella Biblioteca Malatestiana. Il catalogo della Societa’ vanta, a oggi, 69 volumi di «Studi Romagnoli» con gli Atti annuali, 45 «Saggi e Repertori», 36 «Quaderni degli “Studi Romagnoli”», 5 «Guide», 16 estratti da «Studi Romagnoli», altri volumi in coedizione con istituzioni diverse.

Nella fausta ricorrenza del settantesimo di fondazione della Societa’, il Convegno annuale torna a Cesena e nella sede storica della Malatestiana, con un programma eccezionalmente monografico e di proposito dedicato al tema La Romagna contemporanea: non per un bilancio del passato ma per le prospettive del futuro che il presente prefigura.

Nel presentare il programma dei lavori, la Societa’ e’ grata al folto gruppo di autorevoli relatori per aver accolto l’invito e ringrazia sentitamente l’Amministrazione comunale e la Direzione della Biblioteca Malatestiana per il sostegno offerto all’iniziativa.

Alessia Morigi

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Come aderire alla Società

Enti e Studiosi possono divenire soci, secondo le norme statutarie, pagando una quota annua di € 35,00.
I soci ricevono gratuitamente il volume annuo Studi Romagnoli e con un alto sconto (solitamente il 40%) tutte le pubblicazioni della Società.

Il pagamento della quota annuale può essere effettuato mediante:

· Bonifico su c/c/postale dall’Italia
n. 13895479 intestato alla Società di Studi Romagnoli

IBAN: IT79G0760113200000013895479

· Bonifico bancario dall’Italia
IBAN: IT43Y0538723901000002542153 della banca BPER

· Bonifico bancario dall’estero
BIC (Codice swift): BPMOIT22XXX